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Il nuovo link di webgol è www.webgol.it lunedì, marzo 31, 2003 La guerra è un ossimoro. Per chi l'avesse perso, Bernardo Valli, oggi, da Bagdad. Un racconto intenso sull'ossimoro che una guerra si scopre essere, in una fissa stasi che è energico, tracciante, movimento, in cui il fuori è dentro e il dentro è fuori, e le rivoluzioni cicliche del tempo appaiono lente eppur veloci, contemporaneamente, una pausa che si allunga nell'azione che sconfina in una nuova, inesplicabile, pausa. Pare scritto su di un'altalena, che ti fa spiar le stelle e un attimo dopo, la nuda terra e i suoi anfratti, di stupore in stupore, di paura in paura.
Viaggio virtuale. Viaggio inteso come esperienza sensoriale ma anche come esperienza immateriale, consumato con gli occhi attraverso il cinema, linguaggio che rompe le coordinate spazio-temporali.
domenica, marzo 30, 2003 L'ho-detto-prima-io. In parte riprendo per le orecchie una discussione tanto stimolante quanto incompleta con b.georg (qui e qui). L'opinione pubblica non esiste, diceva Bourdieu, (anche se, va specificato, che si limitava a ragionare su l'opinione pubblica pensata e legittimata dai sondaggi d'opinione). Eppure da una parte, nel parlare di opinione pubblica, non si può prescindere dal ragionamento su come viene rilevata e dall'altra, non si può pensare che tutti abbiano una opinione (semplificando Bordieu - ma vorrei riprenderlo con calma, quel testo), nè che questa opinione sia fondata. E soprattutto, non si può davvero pensare che l'opinione pubblica sia davvero una, al singolare, al massimo due, contrapposte, ma sempre immaginate come fronti compatti inattaccabili e indivisi, anche su temi complicati e contorti. Questo pensiero è quantomeno ingenuo: e per capirlo basta frequentare per 5 minuti una assemblea di condominio qualsiasi. Riotta, citato da b.georg, dice, in pratica, che la differenziazione e la moltiplicazione delle fonti (internet, ovviamente, incluso) e delle opportunità informative funziona come ostacolo e frizione per il controllo dell'opinione pubblica. Insomma i big media controllano, e internet resiste? E chi la costruisce? Boh, qualcuno, da qualche parte. Insomma è buffo: l'opinione pubblica esiste o non esiste. Dipende da dove (e da chi) la guarda. Finisco segnalando questa divertente, giocosa querelle su Gnueconomy. Tema: l'ho-detto-prima-io. Ach!
sabato, marzo 29, 2003 WTF... "Where did all these Italian readers come from?" Kevin, soldato americano in Iraq si stupisce della quantità di lettori italiani rilevati dalle statistiche del suo blog. Abbiamo la blogsfera più attiva del mondo o, come al solito, le spiegazioni stanno nei big media (Panorama, in parte Camillo)? Polimedialità (o multiskill). Piccole televisioni crescono, media ibridi tra tv e web (in parte su questo si terrà, il 5 Aprile a Firenze, un convegno dal titolo "Nuove Emittenti L'informazione di servizio tra partecipazione e nuovi media"). Polimedialità è un termine interessante e piacevole (certo meno grigio e abusato di multimediale ormai buono anche - solo? - per i giochini da ovetto kinder): forse, però, - come d'altronde anche, e a maggior ragione, multimedia - un po' troppo centrato sulla molteplice varietà dei media e non, come sarebbe il caso, sulla loro integrazione/interazione funzionale. Giornalismo multiskill mi pare, forse solo in questo senso, più appropriato. Giornalismi con diverse (integrate) competenze.
venerdì, marzo 28, 2003 La verità attraverso un falso. Esistono da sempre sulla rete, ma sono proliferati insieme al movimento di protesta negli ultimi 5-6 anni; sono i fakes (contraffazioni, falsi, notizie false), siti "fotocopia" con un url leggermente differente dall'originale, quindi facilmente confondibili quando si effettua una ricerca. Creati per sbeffeggiare, criticare, smascherare le spesso losche realtà che si celano dietro grandi organizzazioni come il WTO o l'FBI. Provate a indovinare chi racconta il vero...
Da Firenze a Teheran. Un bell'articolo di Tatiana Boutourline, nostra vecchia e bravissima (vecchia per modo di dire, bravissima senza alcun modo di dire) conoscenza.
Leggenda metropolitana. Ragazzi, spero che abbiate la sana abitudine di usare la cannuccia quando bevete una bibita in lattina. Perchè altrimenti...
Perché ci piace la guerra Se ne parlava stamattina, ci fa schifo ma siamo incollati al video, alle pagine dei giornali, al computer... Augusten Burroughs scrive un interessante commento su Salon. Scorrete la pagina per leggerlo, si intitola The newest reality show. A proposito di viaggi. Introvabile (almeno per me) un sarcastico piccolo saggio di Chatwin sui grandi falsi viaggiatori che popolano la nostra epoca. Non ne ricordo il titolo ma era qualcosa tipo "La sindrome di Marco Polo"... Qualcuno di voi l'ha letto? A parte Enrico, ovviamente. E mi aiutereste a ritrovarlo? Un consiglio, se avete più tempo di me, provate una ricerca dell'originale su Amazon .
Con chi ce l'ha? In tempo di guerra la verità è così preziosa che sempre bisogna proteggerla con una cortina di bugie (W. Churchill) Non ce l'ha mica con i blog, vero?
giovedì, marzo 27, 2003 Racconti diretti e indiretti. Negli ultimi giorni si stanno moltiplicando in rete i blog di guerra, di sicuro un mezzo ideale per comunicare in condizioni difficili. Ma anche in questo caso è spesso difficile distinguere il vero dal falso.
mercoledì, marzo 26, 2003 La forza della verità Perfettamente d'accordo con Hyle e ovviamente a maggior ragione con Buddha. Gandhi parlava di satyagraha, la forza della verità...
Più vero del vero Mai rinunciare all'arma dell'ironia, una risata vi seppellirà. Divertente articolo di Stefano Benni sul Manifesto di ieri e su quello di oggi amara vignetta in tema...
Verità che mentono. Una vera giungla quella costituita da bugie di guerra, falsi storici e informazioni fuorvianti; a quanto pare è dura aspettarsi trasparenza dai comandi militari, e quanto sarà lecito pensare che i giornalisti mantengano la loro funzione di critica?
Pravda - Lenin diceva che "La verità (pravda) sta nel partito", a significare come non fosse l'evidenza dei fatti a costituire un punto di riferimento, ma l'interpretazione che il partito comunista ne dava. Bush e Rumsfeld dicono: "La guerra durerà 72 ore" e poi "La guerra durerà 100 ore". Durera di più, chissà quanto. Blair dice: "Siamo a 100 km da Baghdad". Forse conosce una scorciatoia. I network statunitensi dicono: "Bassora è nelle mani delle forze anglo-americane". Pessima fonte. Saddam, nel messaggio di sostegno alla nazione, dice: "Vinceremo". Illusorio. Il primo ministro turco ha detto: "Entreremo in Iraq unicamente per ragioni umanitarie". Ingannevole. Il comunismo ha più ed insospettati proseliti di quelli che pensassi. Purtroppo però nessuno di loro sta giocando. Forse avevano ragione nel medioevo: "In vino veritas". martedì, marzo 25, 2003 Non sei credibile se hai una grafica sloppy and cheesy. La credibilità di un sito web? Secondo una ricerca di Consumer WebWatch il 46% è data dal design look. Rimango basito (come Hyle). La ricerca sembra ben fatta. Ma di che credibilità parlano? I commenti degli intervistati si riferiscono soprattutto all'idea di "professionalità", che è cosa diversa, però, nonchè assai aleatoria. La credibilità implica comunque un fact-checking (come cercare di capire se la ricerca è solida, cioè credibile), acronico e sincronico. Una cosa un po' diversa dalla grafica sloppy. O no?
Le verità nascoste - E' sempre la stessa storia. Prendete Bassora. Un neo sul volto del mondo per alcuni. Che lingua si parla a Bassora oggi? L'inglese? Due giorni fa Bassora era il primo trofeo dell'irresistibile ascesa anglo-americana alla liberazione dell'Iraq. L'iracheno? Ieri era nuovamente una roccaforte sciita e, con la complicità dei Fedayin, avrebbe respinto l'accerchiamento dei Desert Rats britannici. Oggi? Boh. Probabilmente è terra di nessuno. Ma i legittimi proprietari, i suoi quasi 2 milioni di abitanti, si trovano al buio e senza acqua corrente da 4 giorni. Sono costretti a sperare di vedere la propria città rasa al suolo, per poter tornare a vivere in maniera civile.
lunedì, marzo 24, 2003 Due spunti (post embedded?). Uno. Ecco una lista esaustiva di weblog e simili che sulla guerra in Iraq (qui altre considerazioni). Due. "Embedded" è di certo la parola nuova più pronunciata in tv in questi giorni (di certo più facile che "shock and awe" che tutti evitano con estrema cura): divertente (e azzeccata) questa riflessione su giornalismo e varietà.
domenica, marzo 23, 2003 L’opinione opinabile. Ciò che scrive b.georg in risposta ad un mio commento ad un suo post è davvero interessante. Mi limito ad osservare alcune cose che mi sono venute in mente. Una è l’estrema, se vogliamo paradossale, opinabilità del concetto di opinione pubblica. Dice bene b.georg dell’intimo intreccio tra nascita dell’opinione pubblica e azione “pubblicizzatrice” della stampa: epperò il salto dalla stampa del XVIII secolo ad internet sconcerta un po’. In mezzo c’è l’industrializzazione, l’alfabetizzazione, la radio, la tv, i consumi di massa, il telefonino, mara venier, pippo baudo e il gabibbo. Insomma le cose sono, a livello mediale e non solo, più complesse che a fine 800, e non mi ritrovo in chi pensa che l’opinione pubblica si possa dirigere così facilmente (a farci caso è sempre l’opinione degli altri ad essere eterodiretta). Due, l’opinione pubblica è conformistica o migliorativa? (o magari non esiste, come diceva Bourdieu: difficile confutarlo completamente). Tre e la smetto: la blogsfera, con quello che b.georg chiama, con felice intuizione, “processo fluido di articolazione reciproca” è una forma di socialità che potrebbe rivitalizzare il concetto stesso di opinione pubblica, ancora appunto legato o a una eterodirezione dall’alto, o un conformismo appecoronato.
Paper blog. Non interpretavo male: il blog dall’Iraq curato da un giovane iracheno che si firma Salam Pax ritorna, a guisa di rubrica, su Il Riformista. A quanto ne sappia il primo caso di blog trascritto su stampa. Primo pensiero: chi è che avverte Salam per i diritti d'autore? Secondo pensiero: magari lo hanno già avvertito, il blog è infatti "fermo" a venerdì. Naturalmente speriamo siano motivi così sciocchi.
Piccolo restyling grafico. Meglio la strada vecchia o la nuova? (il post si autodistruggerà alla fine della giornata) :)
sabato, marzo 22, 2003 Weasel word. Alla fine del bell'articolo citato da Michaela, si parla di weasel words (locuzione bellissima e quasi intraducibile che significa "a word used in order to evade or retreat from a direct or forthright statement or position", pare dall'abitudine della donnola - weasel appunto - di suggere il contenuto di un uovo lasciando intatto il guscio). Diciamo: un terzo elusione, un terzo presa in giro, un terzo sfrontatezza. Non le chiameranno così, ma anche molti giornalisti italiani le usano.
La veritàààà 2 Sempre sulle parole da usare, Robert Fisk (ebbene sì, lo ammetto pubblicamente, mi piace molto) fa alcune amare previsioni sull'avanzata ampiamente documentata dalla stampa delle truppe angloamericane e sul modo in cui verrà raccontata.
Basterebbe comunque leggere l'accordo che devono firmare i giornalisti che seguono l'esercito in Iraq per farsi qualche domanda sul libero accesso alle informazioni e anche sulla veritàààà
Immagini di guerra Quali immagini vedremo oltre allo scoop della Botteri? Si possono leggere le riflessioni di un fotoreporter sulla verità da mostrare e/o dare un'occhiata alle pagine (non tralasciate i link molto interessanti) dell'associazione italiana giornalisti dell'immagine. Gli stomaci forti possono guardare le foto di Peter Turnley sulla unseen war
Il nemico ti parla In tempi di guerra è fondamentale conoscere il codice segreto usato dal nemico. Andrea Glorioso su
annozero parla della steganografia. A differenza del linguaggio cifrato, dove il messaggio nemico non viene compreso, il che suscita sospetti, qui si parla di trasmettere infomazioni senza che gli altri si accorgano che lo stai facendo, nascondendo il messaggio in un altro che sia al tempo stesso sensato e distinto da quello nascosto. Condoleeza ha sicuramente letto Markus Kuhn
La veritàààà Non sempre dire la verità è il compito di un giornalista... Robert Fisk racconta sull' Independent di come le ragioni dell'esercito vengano molto prima delle ragioni dell'informazione.
E suggerisce una simpatica lettura su quello che le parole possono significare e a volte devono. Non mi sembra che il libro sia ancora stato tradotto. Sarei felice di sbagliarmi.
Blog on the war. Alcuni altri blog sulla (dalla) guerra; tra questi: l'opinione di persone normali che vivono da quelle bombardate parti, una giornalista e un fotografo su una portaerei (ne parla anche l'ottimo blogocauda).
Salam. E’ un blog dall’Iraq, curato da un giovane iracheno che si firma Salam Pax. Non è spuntato fuori adesso, ma oggi ne parla Il Riformista . Il quale, se non interpreto male, ha intenzione di farne una rubrica giornaliera: sarebbe la prima volta di un blog trascritto su carta stampata. Alcuni dubitano dell'autenticità di Salam (il grande Grassilli sintetizza), ma il suo (bel) blog è la dimostrazione della forza di questo formato giornalistico per il reportage di guerra: immediatezza, intimità e narratività senza mediazioni. Confrontare con i servizi dei tg. venerdì, marzo 21, 2003 Scioglilingua. Chi ha voglia di leggersi un brano di filosofia sul tema della verità, può dare un'occhiata a questo di Alfred Tarski. Chi non ha voglia, può dilettarsi con la lapalissiana definizione di Aristotele: "Dire di ciò che è che non è o di ciò che non è che è è falso, mentre dire di ciò che è che è o di ciò che non è che non è è vero."
giovedì, marzo 20, 2003 Il sosia. Secondo la Cnn, il Saddam apparso questa sera in tv non sarebbe quello vero.... però, potrebbe anche essere che quello che siamo abituati a vedere sia una costruzione. Insomma, il falso potrebbe essere vero, e il vero falso???
Double doubt. La7, ora: "Pare che siano stati colpiti quartieri in cui abiterebbero persone di spicco del regime". Uno scoop insomma.
E' successo! (forse). Di certo me ne sono persa qualcuna o me ne ricordo male qualcun'altra. Notizie, intendo. Notizie? Nel vortice comunicativo in cui saltano le regole standard, e nel deficit di credibilità delle fonti ufficiali, s'innesta il caos dell'ufficioso, e la danza di fonti improponibili e misteriose. Ecco quelle del TG5 delle 20.00: "...alcuni palazzi presidenziali sarebbero in fiamme", "...sembra che i missili americani abbiano colpito la casa della famiglia di Saddam", "...pare siano stati colpiti elicotteri americani, ma l'equipaggio è in salvo", "...soldati dell'esercito iracheno si starebbero arrendendo...", "... mentre colonne colonne dell'esercito americano sarebbero in avanzata", "corre voce che i pozzi petroliferi siano in fiamme"... Tutti insieme dubitativamente?
Leggende di guerra, guerra di leggende. Aziz è vivo o morto? E' scappato, no è stato ucciso mentre scappava, colpito alle spalle dalla milizia irachena, lo ha detto un radioamatore, no è propaganda americana, lo volevano rintracciare con il satellite, è vero, è falso. La guerra produce voci, che si muovono come l'acqua, veloci e inarrestabili riempiono gli interstizi di un ambiente comunicativo che soffre, nei tempi tragici di guerra, contemporaneamente di troppa e poca informazione. La guerra produce leggende, come reazione omeostatica, come rassicurazione, come bisogno di capire e spiegare: voci che corrono le chiamava Kapferer, e si riferiva alla seconda guerra mondiale. Ora le voci girano in Ferrari.
Falsi in fotografia. Falsi famosi, falsi divertenti (carino il test) e falsi di cui abbiamo parlato off-line. Uffa, neanche delle foto ci si può più fidare...
mercoledì, marzo 19, 2003 La beffa. Anche il Vocabolario della Crusca colpito dal falso....che dire? Anche un morigerato come Francesco Redi si divertiva con questa pratica....
Fatti o Fattoidi?. Qualcosa che non esiste può comunque influenzare la nostra vita e tal volta ci sembra anche più interessante proprio per il fatto che non esiste. La parola inventata da Norman Mailer mi piace davvero molto.
Troppo vero per essere reale? La realtà allo specchio deformante dell'arte in una serie di pubblicazioni nomadi e mutanti, tra art magazine, fanzine e rivista underground. A forma di portafoglio, di mattonella, senza testo, senza autore, senza redazione, senza distribuzione, senza scadenza e senza tempo: riviste anti-riviste, false tendenze, reali flagranze. E' il caso di "Permanent food" diretta da Maurizio Cattelan e Paola Manfrin, oppure di Eseté, spagnola, numeri monografici sugli argomenti più impensabili.... Stiamo tornando ad una società primordiale fatta di Hunters e Gatherers come avrebbe detto McLuhan.
martedì, marzo 18, 2003 Felice ma provata da una giornata impegnativa, decido di fare zapping in tv per distrarmi. Ma cosa mi succede?! Mi imbatto in una televendita su una rete locale, dove l'improponibile presentatore usa "dasse" al posto di "desse" e "abbi" al posto di "abbia"...E questo non è uno "stupro" del congiuntivo???!!! Mi domando: esite ancora una grammatica?!...Dicono di sì...
Mostra di "veri e falsi". Spesso, a quanto pare, il sistema dei media rende labile il confine tra vero e falso.
lunedì, marzo 17, 2003 Fede Quando è impossibile distinguere tra vero e falso bisogna ricorrere alla fede :)
BugieC'è qualcosa di singolare in chi dichiara di mentire: se ha detto la verità allora non è vero che è un bugiardo... lo stesso può valere x chi dichiara di fare disinformazione?
domenica, marzo 16, 2003 Ground zero? A total mess. Ne abbiamo già parlato (off line) e l'articolo non è nuovissimo (qualcuno di voi lo conoscerà già: succede): eppure è interessante. La necessità di adattarsi ad uno stato di paura e di incertezza passa anche atraverso un adattamento - rassicurante, familiarizzante - del linguaggio. E inoltre, spesso, tra vero e falso, c'è di mezzo l'ironia, a traghettare l'uno dall'altro.
Droga-internet (siamo ancora a questo punto?). Inquietante articolo di Bultrini sulla Thailandia. Leggo distrattamente e salto sulla sedia: "le giovani generazioni che sembrano aver scoperto una irresistibile droga assai più potente dell'eroina per la quale, un tempo, il vicino Triangolo d'Oro andava famoso." Ma di cosa parla? Di un nuovo crack mortale? Di un tipo di allucinogeno omicida? Certo che no. Ovviamente di Internet e dell'uso che i giovani ne fanno. Leggendo, tra le altre cose, si scopre che ad-di-ri-ttu-ra (brividi) il 54% dei ragazzi thailandesi (10-25 anni) trascorrono da 1 a 3 ore davanti al computer: "dati impressionanti", li definisce Bultrini. Mah. E chi non ha il computer va a frullarsi quel poco che rimane del suo cervello negli Internet point. Insomma un completo campionario di luoghi comuni su Internet. Più che un articolo, un format buono per tutti i media (e per tutte le epoche). Sempre la solita solfa, più o meno. La prova? Sostituire ad "Internet": "fumetti", "sala giochi", "musica rock", "televisione". Eccetera. Sic.
Travel-writer (due volte brutto). Bel ritratto di Paul Theroux (bio) su Il Foglio (non on line): due matrimoni, un divorzio, quattro figli maschi, due belle case, 35 libri tra romanzi, diari, cronache di viaggio, reportage, sceneggiature, 75 arnie con 30 mila api ciascuna a Waikiki, Hawaii, dove sverna, da buon uccello migratore. Viaggiatore "compulsivo" (come Chatwin, con cui ha scritto a quattro mani "Ritorno in Patagonia"), non riesce a stare mai in un posto più di sei mesi. Gli fa una strana impressione vedere un libro tradotto in film "come se prendessero una mucca e la trasformassero in dadi per il brodo". Gran bel ritratto, insomma, a firma di Luigi Mascheroni. Unica pecca, l'inizio: "E' quasi più brutto di persona che in fotografia". Peccato che il povero Theroux fosse già brutto per Salon.
sabato, marzo 15, 2003 Vignetta originale (di e.b.) sul tempo. Come si dice in questi casi, è un onore pubblicare una vignetta originale di e.b. ispirata al tema della scorsa settimana, il tempo. In fondo alla pagina oppure qui.
Due Sicilie. Ora ho capito perchè si chiamavano così: Una Sicilia sola non bastava. Tornano i Savoia a Napoli, incidenti davanti al Duomo, tra monarchici e oppositori (s'ignora la presenza di banchetti per la vendita dei gadget neoborbonici).
Time out. Concludiamo qui la nostra settimana di riflessione (confusa, ricca, ambivalente, stimolante) sul tempo. Il tempo di, su e con Internet. Internet forse è puro tempo: limitato e frustrante, lento e veloce, pieno di link, che spesso non son altro che un salto nel tempo o un viaggio nel passato e negli archivi della memoria: nonchè addirittura un lazo o un bambino che guarda meravigliato altrove. Il tempo di Dante e di Sant'Agostino (famosi hacker del passato), tempi giuridici, tempi misurabili, tempi (s)oggettivi e tempo come risorsa che manca, il che di solito è una disgrazia a meno che non serva per spiare. Tempi poetici , economici e fotografici. Tempo che manca e tempo che c'è. Basta trovarlo. giovedì, marzo 13, 2003 Abbiamo ancora tempo? Ancora poesia, che non fa mai male...
Ancora copycenter. Lawrence Lessig (ne abbiamo già parlato qui), il fondatore del Free Software Foundation e di GNU, verrà in Italia il 20 Marzo, a Roma, per un convegno intitolato "Liberi e Binari. Sofware libero, movimenti sociali e diritto internazionale". Ne parla diffusamente il come sempre fondamentale Quinto Stato.
Fast Forward. Chi ha dato, ha dato, ha dato, scurdammoce 'o passato: il passato di Internet, quello, più o meno, è. Ma il tempo (oltre che memoria - e archivio) è anche futuro. E pochi altri argomenti, oltre Internet, negli ultimi tempi, hanno stuzzicato maggiormente le corde visionarie e l'immaginario degli esperti. Tralasciando per ora connessioni neuronali e innesti cerebrali, per alcuni il futuro di internet passa anche attraverso il weblog, un modo per fare un web che vive.
Il tema della settimana mi ha subito riportato alla mente una poesia di Michel Quoist che i miei genitori sono soliti citarmi. Arduo trovarne copia in Internet. Ve ne offro una versione in inglese. Non odiatemi, se potete.
Se "temponauta" è ciò che rispondevate quando, da piccoli, vi interrogavano su cosa avreste voluto fare da grandi, magari potreste scoprire di non possederne i requisiti fisici. Se invece anche voi, come me, siete originari del pianeta Terra e il Tempo vorreste solo, a volte, fermarlo, vi invito a non prendere troppa confidenza con questo pensiero, perchè l'irripetibilità emotiva di un momento mal si accorda con la sua estensione all'infinito e il perdurare dello stesso istante potrebbe farvi impazzire....
Guardate cosa ho trovato! Se avete voglia di perdere un po' di tempo e leggere qualche racconto... cliccate. Ciao
mercoledì, marzo 12, 2003 Tempo e fotografia. Per chi ha voglia di passare un po' di TEMPO guardando i capolavori dei fotografi dell'agenzia Magnum. Di ogni raccolta vengono proposte le fotografie, che possono essere ingrandite con il comando "view thumbnails". Inutile dire che il mio preferito è Elliott Erwitt: se volete vederlo (causa problemi tecnici) cercatelo nell'elenco dei photographers.
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