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lunedì, giugno 30, 2003

 
Fotografia digitologica. Felici di chiudere queste lunghe e intense settimane dedicate alla fotografia digitologica (digitale e analogica) con una bella notizia. Sta nascendo proprio in questi giorni Photoblogger, un sito di percorsi visivi che raccoglie le produzioni dei bloggers appassionati di fotografia digitale e tradizionale, curato da Uomonero e da Dege. Della serie: subito in tutti i bookmark. Noi, tra l'altro, ne avevamo dato una anticipazione due settimane fa, auspicando al contempo la nascita di un Photoblog Aggregator che permettesse di monitorare i percorsi fotografici dei blogger italiani con più facilità e completezza di ora, costringendoli in un frame di contesto (data, luogo e titolo) ma lasciando le foto nel loro ambiente naturale (il photoblog originario, appunto). Una mezza promessa del Guru ci fa ben sperare per il futuro. Le settimane passate? Abbiamo parlato di obsessive photo projects, una fotografia entomologa che colleziona attimi (quasi) sempre uguali (la propria faccia, il cibo) e del fascino della pellicola, di cosa sia più intrinsecamente cancellabile, se il digitale o l’analogico e di Amanda Lear, nella speranza di elevare il dibattito, di un film che è un buon motivo per passare definitivamente al digitale e di Stefo, un blogger che fotografa tutti i piatti di pasta che mangia, e che smetterà solo quando, per una volta, si dimenticherà di farlo, di Buba, della sua grazia rara e dell’effetto benefico che fa anche solo utilizzare una sua foto come header e della foto che è come una pistola, uno specchio, o un’àncora di salvezza.

postato da g.o.l. | 14:30 | feed rss! | + - | commenti (9)


venerdì, giugno 27, 2003

 
Leggere sincronicamente la realtà. Quando la comunicazione decreta il predominio della vista, la fotografia può rappresentare un'ancora di salvezza per il nostro "brain frame".

postato da Giuly | 22:15 | feed rss! | + - | commenti


 
Convegno alla Tuscia. Nonostante la terrificante escursione termica della sala abbia messo a dura prova la mera sopravvivenza del blogger/convegnista, abbiamo portato a casa la pellaccia. Convegno interessante, ottima organizzazione, begli incontri, sorridenti, e molto sbrilluccicare di pensieri nelle menti di buona volontà. Il miglior lievito naturale per le idee, guardarsi negli occhi. Altro che e-mail.

postato da antoniosofi | 00:36 | feed rss! | + - | commenti (7)


mercoledì, giugno 25, 2003

 
Uno specchio dotato di memoria. E' la fotografia secondo il suo inventore, il pittore francese Daguerre, un procedimento per registrare l'immagine della camera oscura "mediante l'azione spontanea della luce".

postato da Giuly | 21:53 | feed rss! | + - | commenti (3)


lunedì, giugno 23, 2003

 
l'assenza è l'essenza La macchina fotografica è come una pistola. Scattare foto è come uccidere. Parola di Thomas Pynchon, che nel suo orrore per l'immagine cela il suo aspetto dietro una foto che lo ritrae, com'era? com'è? Ah, saperlo.

postato da michaelabarilari | 06:39 | feed rss! | + - | commenti (2)


domenica, giugno 22, 2003

 
Previsioni per la settimana. Tempo buono per gran parte della settimana intensiva di lavoro al master, con qualche innocua velatura di passaggio. Vento debole variabile su gran parte del territorio, alcune nubi cumuliformi si formeranno nelle zone più interne, con le minime in leggero aumento. Mari generalmente poco mossi, probabili poche precipatazioni di post.

postato da g.o.l. | 23:12 | feed rss! | + - | commenti (3)


venerdì, giugno 20, 2003

 
Troppo buona, davvero. Grazie a Floria di Contaminazioni per le belle e immeritate considerazioni cha fa su Webgol. Nessuno crederà che non ti abbiamo pagato, cara Lorenza (o è un altro nick?), immagino nemmeno il tuo commercialista quando avrà in mano il nostro bonifico... (credo che in fondo sia merito di Buba, che ci ha persino prestato una sua deliziosa foto per l'haeder, la sua è una bellezza contagiosa...)

postato da antoniosofi | 00:50 | feed rss! | + - | commenti (5)


giovedì, giugno 19, 2003

 
Pulsioni e entomologia Ricorre attraverso le nostre riflessioni un tema forte, che credo si possa ricondurre al bisogno, alla necessità comunicativa, che a sua volta possiamo declinare come necessità intrepretativa, narrativa ed infine interlocutiva. Incontriamo sempre più frequentemente dei veri entomologi dell'immagine, anatomopatologi delle pulsioni fisiche, da quelle riproduttive a quelle alimentari, e allora si fotografano compulsivamente meravigliosi piatti di pasta, oppure primi piani segnati da minimi cambiamenti (entomologia somatica). Mi viene in mente il lavoro di un celebre entomologo belga, Jan Fabre, maestro di avanguardia, in particolare le sue sculture asseblaggi: busti umani composti di migliaia di coleotteri translucenti.

postato da biandone | 10:36 | feed rss! | + - | commenti (2)


 
Afri-Can guitars.  Trattasi di "chitarre" , disponibili nelle versioni acustiche ed elettriche, il cui corpo centrale è costituito da una lattina di olio, ad esempio Castrol o Shell. Vengono poi dipinte a mano e ce ne sono di veramente belle....Senza le immagini probabilmete questa notizia non sarebbe stata molto interessante, e la descrizione, per quanto puntuale, non avrebbe saputo rendere l'idea al meglio...

postato da Giuly | 10:32 | feed rss! | + - | commenti (4)


lunedì, giugno 16, 2003

 
Buba, il pensiero nell'ombrello. Buba è un photoblog. Detto così, capirai. Ma Buba ha la grazia rara delle cose semplici: una foto al giorno, e, accanto, una scheggia di testo, parole, frasi, pensieri. A scattarle, le foto, e a scriverle, le parole (o viceversa: spesso, infatti, e prodigiosamente, le foto sembrano scritte e le parole scattate) è Georgia, milanese, 36 anni, ex copywriter, ora fa siti. 
Buba è un immagine e il suo pensiero: accostamenti spesso stranianti, talvolta descrittivi, governati da un pensiero laterale intimo eppure comunicativo: “quello che cerco di fare nel mio photoblog è dare una forma visibile alle mie associazioni di idee, nel tempo. Non è solo fermare il momento, per questo mi basterebbe una foto, è fermare il pensiero di quel momento.
Una foto, e il pensiero di quel momento. Chissà cosa viene prima: "la maggior parte delle volte è la foto a suggerire il pensiero, altre volte è il contrario. Non mi capita quasi mai di fare una foto per abbinarla ad un pensiero, o di non trovare le parole per un'immagine. E' un processo spontaneo, che va a ripescare nell'enorme 'database' di emozioni, di sensazioni e di ricordi.
Pensieri normali, sconfortanti, acuti, teneri, combattivi, pensieri visivi, che trovano nell’indecisione strutturale di privilegiare la foto o il testo, l’intimità o il distacco, il broncio o il sorriso, un tenue e deciso equilibrio, come quello di un equilibrista su un morbido filo.
Georgia mi racconta questo equilibrismo strano, quest’idea che ogni immagine debba avere il suo pensiero: “Una sera pioveva a dirotto [...] sul marciapiede opposto al mio una signora di mezz'età stava scendendo lo scalino prestando la massima attenzione a non inciampare. La vedevo a malapena tra la pioggia, chiusa nel suo impermeabile, la testa china. Sull'ombrello nero a grandi lettere una scritta "Mind the Gap" ("Attenti alla buca", da una stazione della metropolitana londinese). In quel momento è nata l'idea. Avrei voluto fermarlo quel momento, per poterlo rivedere ancora e ancora.
Una donna in bilico tra la pioggia: e aveva nell’ombrello il pensiero che stava pensando.
Praticamente era Buba, e non lo sapeva.







postato da antoniosofi | 23:44 | feed rss! | + - | commenti (17)


domenica, giugno 15, 2003

 
Buon appetito. Stefano è il geniale creatore di stefo, un blog fotografico in cui fotografa i piatti di pasta in plastica attesa di esser mangiati. Un pastalog, lo chiama, con mirabile crasi. Ne parlavamo già in un post sui progetti di fotografia ossessiva a mezzo blog. In uno dei commenti Carnefresca si chiedeva "una volta iniziato, come e quando verrà il momento di smettere?". Stefano risponde nei nostri commenti, ha una regola: "io mi fermerò quando dimenticherò di scattare la foto o non avrò con me la macchina fotografica. ma quel giorno non arriverà mai. più di ogni altra cosa, pastalog è una sfida con me stesso. quando ho iniziato mi sono chiesto: "ce la farò?" e poi sono partito. non ci si può guardare indietro mai. ormai devo, anzi deve continuare."

postato da antoniosofi | 23:46 | feed rss! | + - | commenti (8)


 
Un altro buon motivo per passare al digitale. Ho visto questo film.

postato da antoniosofi | 23:24 | feed rss! | + - | commenti (5)


venerdì, giugno 13, 2003

 
Eleviamo il dibattito. I'm a photograph è una splendida canzone (una cover?), che io conosco cantata dalla voce soffusa di Amanda Lear.  "I am a glossy photograph, i'm a lie and i'm cold, but i'll sure never grow old". Una sindrome Dorian Gray, troppe immagini che rimandano cronologie del sè, per chi è stato/a una glossy photograph, una fotografia patinata, sotto le luci dei riflettori, è forse più difficile invecchiare?

postato da antoniosofi | 18:19 | feed rss! | + - | commenti (7)


mercoledì, giugno 11, 2003

 
Resettare Una provocazione, o un fotogramma cognitivo bloccato (bloggato) provvisoriamente in uno sguardo. Propongo solo una domanda ai promotori del digitale: che succede quando si deve decidere di cancellare parte della memoria per lasciare spazio ad altro. Quale criterio seguire di fronte ad una scelta così deflagrante quale quella di eliminare frammenti di memoria e di ricostruzione della realtà, della mia realtà? Si pone forse un problema di carattere eminentemente etico e al tempo stesso intimo. Una pellicola, dal momento in cui si è fissato un momento su di un fotogramma serberà quel frammento per sempre, e alcuna decisione potrà far si che quell'immagine possa venir cancellata.... L'immagine vedrà la luce nella sua trasposizione, e qualcuno vedrà, e qualcuno rivedrà.

postato da biandone | 16:33 | feed rss! | + - | commenti (10)


 
Il fascino della pellicola Addio vecchi rullini, disciplinatamente accatastati in valigia in attesa di venire alla luce nel ventre accogliente di una camera oscura. Il digitale incombe, a dispetto di chi ancora vanta la superiorità della pellicola, pronto a far dimenticare esposimetri, sviluppo, fissaggio e nitrati d'argento.
Eppure, anche se digitale, il fotogiornalista potrebbe sentire la vostra mancanza.

postato da michaelabarilari | 15:05 | feed rss! | + - | commenti (5)


 
Foto di guerra. Solo la macchina fotografica è in grado di catturare la morte nell'istante in cui sopraggiunge.....e la morte, così come la guerra, è sempre fotogenica.

postato da Giuly | 11:18 | feed rss! | + - | commenti (1)


 
Obsessive photo. Un pensiero ossessivo che si visualizza in nitrati d’argento o in pixel luccicanti, una ossessione ricorrente che si fa fotografia, che inchioda il tempo passato alle sue responsabilità, che focalizza somiglianze e differenze, come un gioco enigmistico. Tenendo traccia, giorno dopo giorno, tracciando solchi e memorie. Jonathan Keller tiene traccia di se stesso dal 1998, ogni giorno una foto, stessa posizione, stessa espressione, la stessa persona, tante persone. E non ride mai, tranne se date un contributo.
Un pensiero ossessivo che si visualizza, che cerca il senso attraverso la reiterazione, che spesso prende il cibo come oggetto di attenzione. Tra i foodlog più belli, c’è Stefano, 22 anni, italiano, che fotografa i piatti di pasta prima ancora di mangiarli, uno dopo l’altro, in una deliziosa galleria da rullo mensa, eternati nell’attesa perfetta o Ellie Harrison, le cui regole sono “prima di mangiarlo, bisogna fotografare il cibo, e il cibo fotografato deve essere mangiato”, o, ancora, Cypher, che immortala i pasti prima che finiscano in pancia (la sua, e almeno così dice).
Una fotografia entomologa, che inchioda i momenti al muro come fossero farfalle da collezione, che si nutre di costanza, passione, sana follia. Lo faceva anche Harvey Keitel in Smoke, ricordate? Fotografava lo stesso incrocio, alla stessa ora, giorno dopo giorno. Sono sicuro che, se avesse avuto un weblog, quelle foto, le avrebbe postate lì.



postato da antoniosofi | 11:07 | feed rss! | + - | commenti (5)


martedì, giugno 10, 2003

 
Ecce-visione Superare la ritrosia cinefila, saltare il fosso e infilarsi in una sala possibilmente dotata di superschermo cinematografico, sedersi, cercare di ignorare quel gruppetto di tre soggetti mediamente giovani e muscolari che agitano nuovi cellulari dotati di schermo fotografico e attivare i sensori visivi come e meglio di una macchina fotografica digitale: dovrete dare senso alle immagini, ricostruirne le motivazioni, metterle in prospettiva. Ma attenzione alle speculazioni filosofiche: Matrix (reloaded) non è un film filosofico, tuttavia... Sul manifesto di domenica uno splendido articolo di Slavoj Zizek, filosofo e psicoanalista sloveno, ultimamente molto letto e accolto dalle pagine culturali del manifesto.

postato da biandone | 09:35 | feed rss! | + - | commenti (4)


lunedì, giugno 09, 2003

 
Ancora photoblog. In seguito ad una serie di feedback seguiti all’idea di un photoblog aggregator (un aggregator tipo quello di Granieri o quello nuovissimo di Clauz ma dedicato solo alle photo dei blogger) illustrata in questo post, vengo a conoscenza del progetto di Uomonero di creare un punto di riferimento per i photoblogger, un sito ispirato al bel 28mm, ma esclusivamente rivolto ai photoblogger. Scrive Uomonero: “Il sito avrà un HP con le foto del mese (in quanto sarà periodico), gli autori delle foto parteciperanno con una decina di foto (minimo 8 massimo 15 foto) e con un tema da loro deciso. Ci sarà una pagina di spiegazione del progetto, un blog dove tutti gli autori potranno scrivere notizie sul mondo della fotografia e un form di adesione.” Che dire? L’idea è fantastica, i tempi probabilmente maturi, la mente pensante garanzia di assoluta qualità (e ha avuto pure il coraggio di invitarmi a collaborare).
Ripropongo però il mio progetto originario, quello del photoblog aggregator, nella speranza che qualcuno che sappia realizzarlo lo prenda a cuore. Un progetto che, in realtà, è assolutamente complementare con quello di Uomonero: l’uno è, infatti, un luogo editoriale che valorizza mettendo in frame distinti i lavori finiti dei photoblogger, l’altro, invece, è un semplice tool di segnalazione: le foto postate dai blogger rimarrebbero quindi fruibili nel loro habitat naturale, cioè nel blog in cui sono state pubblicate. Gli scambi e le relazioni dell'uno con l’altro inizierebbero ad assumere la forma di un campo comunicativo di senso compiuto: e dentro un campo, si sa, è più facile giocare.


postato da antoniosofi | 01:48 | feed rss! | + - | commenti


 
Click e oplà. Facciamo un po’ il punto su queste due settimane passate a ragionare sulla fotografia, anzi facciamo una bella linea, lunga, di quelle che è più bello, poi, saltare a piè pari, o scavalcare fischiettando, con nonchalance. Fotografare è trattenere il respiro, è l’occhio del viaggiatore, è manipolare digitalmente, è avvicinarsi con l’obiettivo, con il cuore, con la testa: con Capa, insomma. Fotografano sociologi come Bourdieu, e semplici blogger, dilatando il potere di segnalare l’esistente, vivendo leggermente fuori fuoco, come un bacio da vicino. Ramenghi, e Sontag, sui sorrisi e sui dolori degli altri, Berengo Gardin e Bischof, un uomo che guarda e un’ultima foto. Pensando ad un aggregator per una fotografia che sta cambiando. Ora cambiamo, ma di poco, e per un'ultima setimana: abbiamo conti in sospeso e aggiustiamo la mira. PhotoBlogGrafia, quindi: la fotografia nei blog. Per quanto riguarda l’header vorremmo cambiarlo: se c’è qualche photoblogger che vuole prestarci una sua foto per una settimana, può scrivere a questo indirizzo. Oplà: saltata la linea.

postato da g.o.l. | 01:03 | feed rss! | + - | commenti


domenica, giugno 08, 2003

 
E poi non ditemi che la fotografia non sta cambiando. "In 1999 I stopped carrying my camera because it was additional weight in my bag. It wasn’t being used often enough to justify carrying it along with the laptop, PDA, cell phone, and associated cords. [...] However, every couple of weeks I would get frustrated that I missed a moment that I would have normally captured with my camera and communicated with others. Now, the problem is solved, I have a cell phone camera." Evan Nisselson, Why will wireless camera phones revolutionize the photography industry? Portabilità, velocità di esecuzione, un differente stato mentale, la foto migliora con la mente sgombra, quello che sanno fare i grandi fotografi, andare in giro con la macchina senza avvertirne la talvolta ingombrante presenza, lo sguardo puro e lo scatto invisibile: con il cellulare che scatta le foto forse è possibile obliare e scattare, con poca consapevolezza in mezzo.

postato da antoniosofi | 17:06 | feed rss! | + - | commenti


venerdì, giugno 06, 2003

 
Narrare il quotidiano. Pare che webgol abbia fatto una discreta figura.

postato da antoniosofi | 19:51 | feed rss! | + - | commenti (3)


mercoledì, giugno 04, 2003

 
Photo Aggregator. Il tutto parte da una intuizione luminosa di Personalità Confusa (sempre sia lodata). L'idea è semplice davvero. Ci sono tanti photoblog, cioè blog che contengono soprattutto foto scattate dal blogger stesso (qui un mio tentativo di definirli, qui un altro, di certo più sensato, ad opera di Uomonero), ci sono meritevoli ring, e ampie directory che ne raccolgono gli indirizzi. Alcuni sono un po' spuri (non solo immagini, insomma), altri veri e propri progetti di narrazione quotidiana attraverso le immagini, altri ancora aggiornati saltuariamente, comunque in modo aperiodico. Un panorama, nel complesso, effervescente e stimolante, certamente in crescita, e ricco di potenzialità tuttora poco esplorate. La sensazione è però che manchi uno strumento che riesca ad aggregare queste esperienze ancora in parte scollegate tra di loro, nonchè un luogo privilegiato da cui osservare lo sfaccettato panorama dei photoblog italiani. Il bello è che una cosa del genere già esiste, ed è il blog aggregator di Giuseppe Granieri. Solo che è pensato per i post di parole. Insomma, forse manca un photoblog aggregator, specializzato in soli post di foto originali scattate dai blogger. Con la speranza aggiuntiva che, così come, a detta di molti, è accaduto anche grazie all'aggregator classico, il futuro photoblog aggregator possa servire anche a stimolare l'evoluzione e la crescita di un fenomeno, quello delle foto sui blog, forse rivoluzionario, forse inutile, di certo interessante come pochi.
Che ne dite? Si può fare?


postato da antoniosofi | 20:01 | feed rss! | + - | commenti (9)


martedì, giugno 03, 2003

 
L'ultima foto Sul suo diario Werner Bischof scriveva: Non voglio produrre storie stupide che non dicono nulla e non dovrebbero mai finire su una pagina. Questo lavoro non è per me, non sono un reporter. Nel profondo sento di essere ancora, e sarò sempre, un'artista. Cercava la bellezza e l'equilibrio, sfidandosi a trovarle tra le macerie della Germania sconfitta, o nell'Italia del dopoguerra, oppure nell'India stremata dalla carestia, o in una lunga e silenziosa distesa di vele.
Cercava ancora quando la sua jeep finì in un burrone sulla via per Cuzco. Con lui la sua macchina fotografica e un rullino ancora da sviluppare. Tra quelle immagini, ancora un bambino che suona il flauto, sospeso tra la musica e l'eternità.
(thanks magnumphotos.com e venerdì)

postato da michaelabarilari | 16:23 | feed rss! | + - | commenti (3)


lunedì, giugno 02, 2003

 
Un uomo che guarda. Gianni Berengo Gardin, fotografo, vivente. Gianni Berengo Gardin, che si definisceartigiano della fotografia”, e che è uno dei pochi che è riuscito a fotografare l'Italia per 50 anni mantenendo lo sguardo curioso, l’occhio puro e i nervi saldi. Gianni Berengo Gardin che narra e racconta e intuisce: “Non esiste un momento che precede lo scatto. Come reporter, devi intuire che sta per succedere qualcosa, perché se lo capisci un attimo dopo, la foto non c’è più.” Gianni Berengo Gardin che ha scattato di tutto, e di tutti, con sguardo prensile e avido e versatile: Venezia e Roma, l’Italia e il mondo, Napoli e il Giappone, preti, suore, e puttane, case, camerette, nobildonne in posa, navi e design di macchine, campi di calcio e spiagge, treni e fabbriche, mondine e sposine, ospedali psichiatrici e campi rom, persone comuni, poi, tante: “non sono molte le personalità famose che ritraggo, perché mi interessa ritrarre chi normalmente non viene fotografato”. Gianni Berengo Gardin che magnifica col suo scatto fanciullino ciò che in altre mani sarebbe squallida marchetta (è un capolavoro assoluto un libro fotografico con più di 100 foto su Cinisello Balsamo, che, insomma, non è Parigi). Gianni Berengo Gardin che è un uomo invisibile, perché è un fotografo vero, che non si nasconde dietro uno stile, che non premette la sua interpretazione alla realtà, che si confonde come un camaleonte nelle cose, come fosse un albero, un'onda, un pezzo di selciato, un refolo di aria fresca, che non c'è mai quando scatta. Gianni Berengo Gardin che va alle conferenze stampa con la macchina fotografica, e forse ci dorme pure. Gianni Berengo Gardin che è un uomo che guarda, e fotografa, ed è diverso da altri, che pare fotografino sempre e comunque se stessi che fotografano. Gianni Berengo Gardin che molte delle sue foto sembrano costruite tanto sono vere, e sarebbero vere anche se fossero costruite, perché attraversate da un brivido pulsante, che è l’attimo che passando lascia una scia, come per una esposizione lenta. Un prima e un dopo, e mille storie proprio lì, nel bel mezzo.
(thanks contrasto.it e arte.it)


postato da antoniosofi | 18:26 | feed rss! | + - | commenti (7)


 
Thanks. Cosa altro dire? Grazie a 4banalitaten, a 17pollici per i post, e agli altri numerosi che sembrano aver apprezzato i fotoragionamenti di questa settimana: PrimabaseCarnefrescaUomonero, nonchè tutti i photoblogger che ci hanno scritto. In caso prendetevela con loro: andremo avanti un'altra settimana.

postato da g.o.l. | 00:15 | feed rss! | + - | commenti (3)


domenica, giugno 01, 2003

 
Il dolore degli altri Di guerra in guerra lo sguardo ha sopportato tante immagini atroci. L'esposizione eccessiva rischia di scatenare indifferenza, come se la ripetuta visione potesse causare alla lunga la noia dell'abitudine? Oppure può farci capire l'orrore della guerra? Susan Sontag, in un articolo sul New Yorker, tratto dal suo ultimo saggio Davanti al dolore degli altri, riflette sul fatto che nessuna immagine potrà mai colmare la distanza tra l'idea della guerra e un conflitto reale. Carne e sangue dal vivo fanno un altro effetto, a dispetto delle fotografie.

postato da michaelabarilari | 13:41 | feed rss! | + - | commenti (4)

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