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Il nuovo link di webgol è www.webgol.it giovedì, luglio 31, 2003 Chi lavora non pecchà. Letto ieri: un piccolo cartello appeso ad una casa, in Val di Fassa. Quasi non c'ho dormito la notte. Che vuole dire? Che sia una specie di risposta acida alla famosa canzone di Celentano "Chi non lavora non fa all'amore"? [Ipotesi 1: Chi lavora non ha la forza di far l'amore] O è un elogio vagamente marxista delle qualità intrinseche del lavoratore? [Ipotesi 2: Chi lavora non ha pecche] O è da leggersi alla calabrese ("pe" uguale "da" , "cchà" = "qua"), autoironico sfottò alle ridotte fregole lavorative dei meridionali? [Ipotesi 3: Chi lavora non (sta) da queste parti]. O risolvo con il blog o vado a bussare a quella porta.
Sum of taste. Estatica estate, passa anche attraverso il gusto, e vorrei dare un piccolo contributo proponendo una passeggiata succulenta e - naturalmente - culturale (quando non eversiva negli accostamenti) proponendo un piatto veramente estivo, come da manuale: spaghetti al nero di seppia (troverete un delirio di ricette assolutamente imprevedibili e modaiole) e bottarga. Un piatto che si accorda con la ruota della negazione, con montaliano pessimismo, dove i sapori si scontrano per tornare al nulla gustativo. Insomma si comincia con aglio olio d'oliva e poco, pochissimo pomodoro, appena scottato.... Mettere a raffreddare, mentre da parte saltare le seppioline in olio, sale e pepe. Aggiungere al pomodoro, a freddo, nero di seppia, una grattugiata di bottarga e un poco di scorza di limone... scolare la pasta, condire, aggiungere le seppioline saltate, guarnire con prezzemolo. Provate e riferite!
martedì, luglio 29, 2003 Sum of sum. Estatica sintesi, si potrebbe tradurre. Avete mai fatto caso che “sum” oltre a riferirsi, in parte, a summary (riassunto), potrebbe ben essere un diminuitivo di summer (estate)? Sum of sum, una estate sintetica, una sintesi estiva, o una estatica sintesi appunto. Ma, volendo andare avanti con il delirio linguistico, anche (considerato il primo significato di "sum", ovvero "somma"): una somma di sintesi estatiche. Toh, guarda! Come i post della scorsa settimana. Da Fantozzi e il suo tordo ingannatore ai Funk Brothers, da alcune segnal-azioni fotografiche ad una mamma olandese un po’ smemorata, da header@art, una idea artistica nata (quasi) per caso ad una estate (tv) seriale, da Bertolucci che dice di essere una spia (cinese) alle spiagge wi-fi. Insomma, cos’altro aggiungere se non (ovviamente) e…state con noi :)
Ezio', fa caldo. Sara' che da giorni ormai mi dibatto in un'aria liquida e soprattutto calda, ma quando mi è capitato di inciampare nella segnalazione di dotcoma, quasi quasi ci ho creduto... Morale: col caldo che fa, non fidatevi dei miraggi. lunedì, luglio 28, 2003 Segnal-azioni (2). Introducendo il primo segnal-azioni scrivevo che la verità stava nel nome e che una segnalazione desidera essere agita, come un regalo essere aperto: Lorenza di Contaminazioni giudicava che avessi colto in dieci parole la molla che spinge la maggior parte dei blogger (a segnalare compulsivamente link e indirizzi, meglio specificare). E quindi insisto: ecco i miei regali, questa volta non solo fotografici, ma tutti accalorati, apatici e sensuali come da nuovo theme of the week. Il primo è un articolo di Marco D'Eramo su Il Manifesto, in cui quel diavolo d'un uomo riesce a convincermi che quando vado a prendere il sole a Villa Ada o alle Cascine è perchè in fondo coltivo l'illusione di una inesistente natura benigna (idem se ho un vaso di gerani in casa). L'incredibile è che sia riuscito a farlo capire a me, che di urbanistica ne capisco appena meno di un tipico assesore all'urbanistica (cioè nulla). Il secondo è la seconda puntata di comunicazioni private (la prima sta qui), un giro di tavolo tra blog organizzato da Massimo di Salto del Canale: tra conoscersi e disconoscersi, risposte interessanti (tranne quelle dello scrivente). Il terzo è un concorso fotografico indetto dalla Radio Svizzera: si intitola didascalicamente "Fotografa la radio!", aperto a tutti gli interessati e a tutte le interpretazioni, fino al 31 agosto. Il tema del concorso (segnalato inizialmente qui) è stuzzicante, a ben pensarci: bisognerebbe riuscire a fotografare un suono. Solo i photoblogger, che fotografano parole, potrebbero farcela .
venerdì, luglio 25, 2003 E-beach wireless. Ovvero navigare nel mare di internet davanti al mare: si trova a Brighton ed è la prima spiaggia elettronica senza fili.
giovedì, luglio 24, 2003 E (puntini, puntini, puntini) state. Ovvero l'escamotage per titoli più usato nel magico mondo degli eventi estivi. Un passepartout della comunicazione, buono per tutte le occasioni (comparabile forse solo al "fatti non promesse" di molte campagne elettorali). Qualsiasi attività di qualsiasi livello, dalla sagra paesana al programma di teatro, dalla rassegna cinematografica (sotto le stelle, ovviamente) alla festa di quartiere, dagli incontri culturali alle serate di musica e cabaret, qualora avvenga d'estate, di certo meriterà, a parere di qualche testa pensante delle amministrazioni pubbliche coinvolte, il terrificante gioco di parole: e...state. La versione classica è e...state con noi. Più che uno slogan, un lamento disperato, una preghiera di non abbandono, una ultima speranza di compagnia: valida da San Marino con la musica storica nel centro (e mi pare di averne visto anche uno spot sulle reti nazionali - forse avranno pensato "visto che abbiamo un così bello slogan, facciamoci uno spot") a Roncone di Trento con le suore, per settimane di spiritualità e fraternità. Ma ancora: e...state in forma con l'ayurveda, e...state in zona 3 a Milano, e...state a Maiori, e...state al Castello, e…state giovani 2002 (la fonte della giovinezza?), e...state in rock a Urgnano, e via puntinando. E…statevi zitti! è appunto l'unico gioco di parole sensato (nonchè, ovviamente, un consiglio per comunicatori e un bel blog - estivo - di cinema). Ecco perchè la gente, d'estate, scappa lontano. Molto lontano. martedì, luglio 22, 2003 In realtà io sono una spia cinese. Estatica la rassegna completa del cinema di Bernardo Bertolucci, premiato il 7 Luglio a Fiesole Maestro del cinema, dopo Pinter, Altman, Bellocchio, Costa Gavras e altri... Si rivedranno i primi film di un giovanissimo Bertolucci (gira La commare secca a 21 anni!) arrivando fino ad oggi, con l'Assedio, passando attraverso il suo cinema politico, che lo ha spinto, spiritosamente, a definirsi una spia cinese, tra ricordi struggenti e avventure visionarie. [update] Trovate qui uno stralcio dell'intervista concessa da Bertolucci ad alcuni giornalisti (webgol, travestito da e.b. - che ringrazio -, c'era) in occasione della consegna del premio. Il file è in formato mp3 (zippato), 1'12'', 785 kb. Tra le altre cose, una piccola competizione con Francis (Ford Coppola, mica il mulo parlante). Francis che va via prima perché si deve alzare presto: parte per Manila, per le Filippine, per fare Apocalypse, e che si gira e dice: "Apocalypse sarà un minuto più lungo di Novecento". Un evergreen maschile, della serie: "vediamo-chi-ce-l'ha-più-lungo". Il film, ovviamente, il film. (as) Serializzazione. D'estate le cose cambiano di poco. E di tanto. Si rarefanno, si fermano - come in un fermo immagine - e le sequenze quotidiane divengono quasi ossessive nella loro fissità. I viaggi quotidiani, dal centro alla periferia, documentati splendidamente da Uomonero (a proposito, de-serializzando, il paesaggio urbano come metafora dell'ossessione quotidiana meta-urbana, mi tornano in mente le fotografie di Gabriele Basilico), e i ritorni televisivi di un'estate che si fa replica in autoreferenzialità. E allora perchè non buttarsi consapevoli nell'arte della serializzazione? Il luogo prediletto di quest'arte è la televisione, spazio artefatto decostruito all'ennesima potenza in nome del dio simulacro. La serialità quotidiana, perversa e sottilmente penetrante nei gangli del vivere, estetizzata sapientemente in 24 Twenty Four: routinizzazione della spettacolarità televisiva, serials all'ennesima potenza prodotto dalla Fox alla sua seconda premiatissima stagione, e chissà quando, ma sopratutto chissà come sulla televisione italiana. Le serie TV americane narrano, smontano, rimontano e destrutturano la realtà. L'America esplosa, atomizzata nella società e nella cultura - ce lo dice Mike Davis nella sua teoria di una Los Angeles deflagrata - ritrova compiutezza, si ricostruisce proprio nei serials tv, che vivono proprio in questi anni, una vera e propria età dell'oro. Ne parlano ampiamente nel numero di questo mese i Cahiers du cinéma.
lunedì, luglio 21, 2003 header@art. L'idea, nata in modo del tutto estemporaneo (ma tutta webgoliana: ci autosbrodoliamo un po') di cambiare regolarmente l'header che vedete sopra di voi e che spesso fa da apertura, da editoriale fotografico al tema della settimana (o delle settimane, ehm) sta diventando un vero e proprio progetto artistico. Le regole sono semplici: la foto cambia, il formato (1024x260) e il loghino "webgol" no. Abbiamo anche un nome, header@art, venuto fuori da uno scambio di e-mail con Uomonero, del quale pubblichiamo proprio ora un bellissimo header, che è un racconto, una sequenza di viaggio, una piccola poesia ferroviaria recitata da Sesto Calende a Milano porta Garibaldi (qui per vederla meglio). Noi andiamo sinceramente fieri degli header finora pubblicati. D'altronde, ogni (fotografia di) scarrafone è bella a mamma sua. Abbiamo iniziato con foto "nostre" (chiatta, ad un palmo di naso, sguardi periferici, gold photo di Antonio Sofi, bambini, NYT, madrid 20:49 di Enrico Bianda), tutte inedite. E quindi con foto, in parte inviate in parte richieste, di alcuni tra i più bravi e dotati photoblogger della scena italiana: ha iniziato Cat con un bel cielo, Stefo con una delle sue paste (la n° 35, per esser precisi: da non guardare se si è a dieta), la meravigliosa Buba con un intruso, Sirio con una conchiglia (il mare che ascolta se stesso) e infine due foto inedite, appositamente pensate e scattate per webgol, il frigo di Proserpina e quella, già citata, di Uomonero. E mica è finita. That's not all folks.
domenica, luglio 20, 2003 Smemorata. Sempre sulle notizie laterali (che in estate esondano dal naturale alveo delle pagine interne, e invadono le prime pagine e le locandine) Carnefresca propone questa locandina del Corriere di Firenze, "Mamma olandese lascia 5 ore il bambino al Disney Store". Il giorno dopo, ho fotografato questa: "La mamma olandese fa il bis e lascia solo il figlio per 4 ore". Non è chiaro dove la donna andasse. La butto lì. E se ci fosse qualche collegamento con il turista norvegese sparito sul Ponte Vecchio?
mercoledì, luglio 16, 2003 Segnal-azioni. La verità sta nella parola stessa. Una segnalazione desidera essere agita - come un regalo essere aperto. Ecco i miei regali, tutti fotografici, vagamente estivi, per tempi che si allungano, come le giornate (e tutti della serie: viscida promotion). Il primo è un aggiornamento della colonnina di sinistra (si, quella che nessuno guarda mai, tranne il blogger stesso che l'aggiorna, e ossessivamente): un link a l'occhio del viaggiatore, cinque conversazioni radiofoniche, ascoltabili liberamente, con il fotografo romano Roberto Koch, a cura di Enrico Bianda e Rtsi-Rete2. Cinque temi (la fotografia e la guerra, il paesaggio, il viaggio, l'arte e il mondo dell'editoria) affrontati con profondità e leggerezza da un maestro della fotografia italiana. Lasciare un link così, solo e abbandonato in mezzo alla colonnina di sinistra, mi tormentava come un orribile misfatto. Il secondo regalo è Photoblogger.org, il magazine di percorsi visivi che raccoglie i contributi fotografici di blogger, photoblogger e simile gentaglia: un gioiellino di grafica e semplicità, un multiblog tematico, percorsi individuali e collettivi, e, nel secondo numero uscito adesso, nove sguardi vertiginosi, traballanti tra balere retrò, luci pennellanti e visioni metropolitane. Può partecipare solo chi ha un blog: Gianni Berengo Gardin, per esempio, tanto per dirne uno, aveva mandato una dozzina di foto inedite, bellissime. Gli abbiamo detto di no, che non cerchi di fare il furbo: prima farsi un blog e poi se ne riparla. (Si, lo so, ho scritto abbiamo: esplicito il mio conflitto d'interessi, ma è il merito è davvero tutto di quelli sopra di me). Il terzo regalo è il secondo header della settimana estatica (dopo quello, splendido, di Sirio, con il mare che ascolta se stesso): è il frigo di Proserpina. Insomma, non ci facciamo mancare niente.
heat wave per chi si sente incline al catastrofismo o per chi preferisce lasciarsi cullare dal sound motown. in questa ondata di caldo un delizioso film sul segreto più segreto della storia della musica: i funk brothers, senza i quali quel sound di detroit non sarebbe mai nato. la colonna sonora adatta a luuunghe e bollenti estasi estive...
martedì, luglio 15, 2003 La dimensione del piacere. 'Lasciare che le cose accadano' come punto di vista estivo, modello di salute psicologica.
lunedì, luglio 14, 2003 Rosso, Rosso pompeiano, Arancio, Aragosta, Viola, Viola addobbo funebre, Blu tenebra. Se non riconoscete la cromatica sequenza, innanzitutto vergognatevi, e poi leggete qua. Se poi non conoscevate Guido Vitiello e il suo delizioso estatico Guviblog, mi ringrazierete. [Nota personale a mo' di pubblico rimbrotto: io, per conto mio (ho testimoni dalla mia) aspetto ancora il post su letteratura e fumo che Guido mi promise, molto più di un mese fa, dopo un piatto misto di salumi fiorentini. Eppur mi chiedo: una promessa che segue un piatto di salumi fiorentini, in una pausa pranzo offuscata da caldo fantozziano (più o meno la temperatura del pomodorino ripieno, quello freddo fuori), è da considerarsi chiesta e/o fatta nel pieno possesso delle facoltà mentali? Ne dubito, ma intanto aspetto, con immmutata (torda) fiducia.] Spunti per sviste. Troppi punti di vista possono fare girare la testa: una donna da Teheran, Bunuel e black-out informativi, cane morde uomo, uomo morde cane, cane che non morde perché ha la rogna, e analfabetismi visivi. Poi. Le notizie laterali. Che sono quelle che spuntano buffe nelle pieghe del giornalismo, germi di racconti, che possono avere effetti collaterali: ma sono o no la chiave comunicativa distintiva dei blog? Forse, ma il bello è nei commenti, tutti da leggere, una sorta di lateralismo dei post. Tanto “la notizia è quella cosa che, se pubblicata, farà di sicuro incazzare qualcuno. Tutto il resto è pubblicità” (con varianti marchettare) e versione riservata ai giornalisti. Ciliegina sulla torta (per modo di dire), una ricerca sui blog (della serie: meglio tardi che mai). Il nuovo tema? Estatico... domenica, luglio 13, 2003 Della serie: meglio tardi che mai. Usi e tipologie di weblog: una (proposta di) ricerca: alcune informazioni generali sulla mia relazione al convegno del 16 Giugno scorso all'Università della Tuscia. Speravo di riuscire a produrre qualcosa di più approfondito, per ora solo le slide e la proposta di un Osservatorio Blog. Una cosa che, tanto per esser chiari, più siamo meglio è. Interessa l'oggetto?
giovedì, luglio 10, 2003 Come il cacio sui maccheroni. In fondo, forse, stavamo parlando (anche) di questo, seguendo la scia del lateralismo dei blog. O era a questo che volevamo arrivare (uhm). Perchè i giornalisti odiano i blog, un bell'articolo di Mantellini, da leggere con attenzione. Lo segnalo subito, poi (magari) ne parliamo.
mercoledì, luglio 09, 2003 Mass media come "watchdogs". Dovrebbero controllare il potere e prevenirne gli abusi, ma finiscono con il soffrire di contiguità con il sistema politico...
Effetti (col)laterali. Con nostro grande piacere, riceviamo e pubblichiamo: Proserpina arricchisce i nostri pensieri minimi sulle notizie laterali (1 e 2). Un punto di vista un po' meno entusiasta sul fenomeno: the other side of the news, si potrebbe dire. "Esistono nelle piccole realtà dei giornali che vivono di notizie col-laterali. Arrivano in ritardo sui settimanali che la notizia la danno "fresca", sono incapaci di approfondimenti come quelli dei mensili, che la notizia la vivisezionano e la condiscono di opinione, ed allora, saltellano sulle notizie col-laterali, le notizie sbilenche, quelle che piacciono perchè diverse. La gente che dice "ah finalmente qualcosa di nuovo", come se la notizia vera non fosse importante, fosse banale, fosse la solita menata comunal-nazionale. Notiziucole rubate al dopolavoro, notiziette di vizi e matrimoni, serenate e tradimenti, notizie di cani e gatti, di curiosi e curiosità. Gossip e satira, laterali anch'essi, verità e provocazioni. E si inventano giornalisti i ragazzotti di paese, che per qualche euro in più vanno a caccia di stranezze."
martedì, luglio 08, 2003 Intermezzo marchettaro. La notizia è quella cosa che, se pubblicata, farà di sicuro incazzare qualcuno. Tutto il resto son marchette. Il bello di una frase senza precise attribuzioni è che puoi giocare a migliorarla con più tranquillità. L'originale anglosassone è oggettivamente moscetto ("Reporting is unwanted news: the rest is advertising"), la versione "incazzata" io l'ho rubata a R.P. (un diretùr di cui non posso svelare le generalità), l'ultima qui sopra (la bella variante "marchettara": d'altronde è gergo, e rende esattamente) era di Mimmina. Altri? lunedì, luglio 07, 2003 Analfabetismo visivo. "Tu non sai cos'è quest'oggetto, perché non lo hai mai visto. Se lo toccassi, capiresti immediatamente di cosa si tratta". E' questo il punto di vista tattile che la protagonista del film "The Eye", metaforico thriller hongonnese sulla complessità di adattamento alla nuova realtà di una minorata sensoriale improvvisamente tornata a vedere, ha del mondo. Il regista molto si diverte a giocare con le sfumature del nervo ottico. Lei vede, gli altri no. Tu vedi quello che vede lei e vedi quello che gli altri vedono intorno a lei, cioé niente. Le sue e le nostre paure cambiano e si addensano insieme alla rarefazione della pellicola filtrata dai suoi occhi, che progressivamente imparano a decodificare la realtà. La scelta del punto di vista su ciò che la circonda, tra la situazione pregressa e quella promessa, non è scontata come potrebbe sembrare.
Intermezzo pubblicitario. La notizia è quella cosa che, se pubblicata, farà di sicuro incazzare qualcuno. Tutto il resto è pubblicità.
domenica, luglio 06, 2003 Sono davvero nati per caso? Le notizie laterali sono, come ha ben intuito Lorenza di Contaminazioni, "germi di racconti". In modo più o meno consapevole, soddisfano un bisogno di narrazioni, di raccontare e di farsi raccontare la realtà, e proprio qui sta la forza e, insieme, la debolezza di queste minime storie morali. Un fenomeno che spesso si evidenzia con maggiore vigore nella carta stampata. C’è probabilmente una ragione. Le “notizie laterali” hanno una emivita più elevata rispetto alle news da ultim'ora, sulle quali la carta stampata compete sempre con più difficoltà. Durano di più. Lorenza spiega in modo illuminante cosa spesso succede: "C ompro il quotidiano ogni giorno e non posso farne a meno: ma, non mi vergogno a dirlo, a volte mi riduco ad acquistarlo alle sette di sera, quando già i giornalai hanno legato i pacchi per la resa. Le notizie forse sono invecchiate, ma le storie no." La velocizzazione dell’informazione se, da una parte, conquista guerreggiando territori inesplorati (grazie anche alle innovazioni tecnologiche), poi, lascia spesso, à la Attila, terra bruciata alle sue spalle: spazi vuoti, territori inoccupati, considerati a torto marginali. Territori altamente narrativi, dove spesso costruire approfondimenti. Almeno potenzialmente. Sempre Lorenza "[Sono] germi di racconti, prospettive straniate che illuminano obliquamente la nostra faticosa quotidianita', accenni a romanzi che nessuno vorra' mai scrivere, avvisi di narrazioni spesso destinate a rimanere inespresse."Non sempre, aggiungerei. Infatti la cosa buffa (buffa?) qual è? Provate a rileggere, anche qui, di questi bisogni narrativi insoddisfatti, di questi territori comunicativi inabitati, e pensate ai weblog: sono davvero nati per caso? venerdì, luglio 04, 2003 Notizie laterali. Spesso sono brevi curiosità o note di colore o racconti buffi, strani, ridicoli, esemplari. Sono notizie dallo sguardo sbilenco, che giocano su accenti distonici o surreali, e ritmi di contrappunto: punti di vista “laterali” su mondi altri, veri e propri ricami sul riconoscibile ordito quotidiano della informazione. Giornalismo è rappresentazione di routine che rassicurano e orientano, ed è anche lo scoop, la notizia-rottura, lo straordinario che lacera la rappresentazione di cui sopra. E poi, forse, il giornalismo è anche notizia laterale (vi vengono definizioni più brillanti?). In cui si riscopre il gusto della narrazione (direi mitopioesi, ma non lo dico, eh, che già mi son bastati i rimbrotti a Viterbo), il bisogno di raccontare e di farsi raccontare la realtà, come fosse una favola, con annessi dettagli evocativi e sottofondi morali. Certo potrebbe essere semplicemente il triste emblema di una modernità in cui funziona solo la notiziella bizzarra da leggere in tram. Forse non solo, però. Si sa tutto, troppo, subito: e spesso la notizia formato sms lascia l’amaro in bocca, e un buco in fondo allo stomaco. E lascia inoccupati gli spazi periferici, considerati a torto secondari. Notizie laterali, quindi (buffe, strane, marginali) che, però, contribuiscono a dare profondità, tridimensionalità, a rendere viva e pulsante una realtà che sui media è spesso appiattita e sempre uguale a se stessa. Giornalismo alla ricerca di distintività, e di nuovi territori lasciati inoccupati dalla maggior parte dei media classici (i blog, per esempio hanno la facoltà di interpretare - e, in realtà lo fanno già, e spesso in maniera eccellente - questo nuovo ruolo di giornalismo laterale, di contrappuntisti dell'informazione generalista: esempi ce ne sarebbero a bizzeffe). Esempio di notizia laterale, dite? Questa: ma forse è pura e semplice sfiga.
mercoledì, luglio 02, 2003 Chi morde chi. Il giornalismo è placido tessitore di attese quotidianità, testimone tragico di eventi-rottura, o portatore di sguardi stravaganti, che contrappuntano laterali? A parte gli esempi, che risentono del disponibile (solo l'ultim'ora, sennò era troppo facile) una cosa tipo: cane morde uomo, uomo morde cane o cane non morde (ma ha la rogna)?
martedì, luglio 01, 2003 S-punti di vista. "Si deve incominciare a perdere la memoria, anche solo brandelli di ricordi, per capire che in essa consiste la nostra vita... La nostra memoria è la nostra coerenza, la nostra ragione, il nostro sentimento, persino il nostro agire. Senza di essa non siamo nulla... (Non mi resta che aspettare l'amnesia finale, quella che può cancellare una vita intera, come fu per mia madre...)". E' un pensiero di Luis Bunuel, eversivo costruttore di immagini e distruttore di certezze... Capovolgendo spesso il punto di vista convenzionale sulla realtà, attaccando le nostre sicurezze con la forza del suo cinema e della sua scrittura corrosiva, faceva tremare le consuetudini della percezione sulla realtà. Certo c'è da dire che la sua azione deflagrante era circoscritta a pochi, eletti, consumatori di cinema e letteratura. Ma comunque la sua frase ci porta per forza a percepire un problema centrale del lavoro giornalistico. Che cosa accadrebbe se d'un tratto nessuno scrivesse più? Fine con i corsivi, fine con i commenti, fine con le fotografie e i filmati, fine con la cronaca e le corrispondenze, fine con gli editoriali e fine con le interviste. Fine con l'informazione, anche solo per un giorno, senza la possibilità di ritornare a quanto scritto il giorno prima. E allora fine anche con i link nei post dei blog. Che accadrebbe alla nostra ormai anchilosata capacità di costruire prospettiva senza l'apporto significante e significativo del giornalismo? L'informazione aggrega punti di vista, la prospettiva individuale e di gruppo è aggregazione di punti di vista sulla realtà. Senza l'informazione, nelle sue molteplici declinazioni, perdiamo la nostra capacità (e forza) aggregante di significato e di memoria collettiva. E quindi, nel bene e nel male, è l'informazione che più di ogni altra cosa coadiuva nella costruzione del punto di vista, necessario per orientarsi. Guardo l'entrata a questo quotidiano, il NYT. Fuori una realtà sfuocata, da dentro una realtà a fuoco, lucida. E' un caso che svela un approccio all'informazione: al di la delle speculazioni su etica e obiettività, informare significa condividere (o negoziare) costruzione di significato.
Nude osservazioni. Grande confusione sotto il cielo dell'Iran. Dopo salam pax, che ormai e' una star sulle pagine del Guardian, la tentazione sorge spontanea. Un bel blog da Teheran. Una donna. E senza velo. Ladysun scrive della frustrazione che la prende vedendo che di quanto succede in Iran no one gives a shit, e come lei la pensa Andrew Sullivan. Punto di vista piuttosto interessante...
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Sociologia, comunicazione, giornalismo. Leggere a fuoco lento. Un weblog collettivo e trasformista, un esperimento giornalistico. Ogni mese cambia il tema che fa da bussola, la foto che fa da header (più spesso), i post (forse). Webgol è un tentativo di piegare lo strumento blog ad un approfondimento tematico. Senza spezzarlo. O quantomeno non del tutto. Vuoi sapere tutto (o quasi) sui blog? ![]() di cosa scriviamo ora
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Antonio
Sofi, con la collaborazione di Enrico Bianda
e del Master in Giornalismo
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