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Il nuovo link di webgol è www.webgol.it sabato, gennaio 24, 2004 Blog, baracca e burattini. Senza dir niente, con una tecnica stile «cara-esco-a-prender-le-sigarette», abbiamo preso blog, baracca e burattini e ci siamo trasferiti su www.webgol.it. Il trasloco è stato lento e faticoso (abbiamo dovuto importare a mano un centinaio di post - e se per caso si poteva fare in un altro modo per favore non venitecelo a dire ora) e ancora, in parte, incompleto; in ogni caso lasceremo qui i primi mesi, i commenti ai post (purtroppo), e bei ricordi. Ma l'idea di avere un server tutto nostro dove poter fare i fattacci nostri, o mettere finalmente le categorie (utilissime per un blog a tema come il nostro), o poter impostare un "continua a leggere" per i post troppo lunghi; e poi il trackback, un feed che funziona, i commenti, i sottodomini, le cavalletteee... Tutto deve cambiare, perchè nulla cambi. O no? Insomma senza farla troppo lunga: www.webgol.it Ci vediamo di là, aggiornate i vostri bookmark, se vi va. (un grazie di cuore a Proserpina, senza la cui arte grafica nell'utilizzo di Movable Type saremmo ancora qui, altrochè) venerdì, gennaio 23, 2004 GF Blog. Eurostar Firenze-Roma, un paio di settimane fa. All'altezza di Arezzo ho la fortunata intuizione di chiudere il file sul quale stavo pigramente lavorando e aprire questo. L'avevo scaricato pochi giorni prima ed era lì, abbandonato agli angoli del desktop. E' un libricino in pdf (654kb), si intitola «Amore al tempo del plasma» e l'ha scritto la penna allegra e divertita di Diego Bianchi, in arte Zoro. E' la cronaca del Grande Fratello dell'anno scorso, puntata per puntata. Ricordo che ad un certo punto ho dovuto smettere di leggere. Ridevo così forte che intorno a me hanno iniziato a guardarmi preoccupati, con veloci sguardi sbilenchi, tutti tesi nel tentativo di capire se fossi un pazzo omicida, e se fosse meglio cambiare di posto. Sono persone comuni, è il racconto della prima puntata della nuova edizione, e, fossi in voi, anche se non seguite il programma (ma dovreste), non mi perderei le prossime. (Sulla puntata di ieri anche Daveblog, mentre Gianluca Neri è dubbioso delle potenzialità di questa edizione - ma non si dice sempre così, all'inizio?, e tengo la lista aperta...) Non c'è più il ponentino di una volta. Nevica. A Roma. mercoledì, gennaio 21, 2004 E adesso parliamo di diari. Ieri, al Tg1, all’interno dell’edizione delle 20.00 condotta da Lilli Gruber, va in onda un servizio che parla di blog. Su caveblog c'è la fedele trascrizione, la consiglio vivamente a chi la avesse persa, la trovo assolutamente esilarante. (Se ne scrive anche qui: Se me lo dicevi prima, Mappamondo, Proserpina, Macchianera, Paolo Valdemarin, Gaspar Torriero, Marsilio Black, Herzog, 49km, Zoro e tengo la lista aperta) Lo dico subito: non mi stupisce il tono, nè l’approccio al tema. La ricostruzione di una realtà complessa come i blog (ma anche come internet), una volta che entra nelle logiche mediali, ne esce sempre un po’ con le ossa rotte. Considerato anche il fatto che è un tg nazionale, e che ci sono pochi minuti a disposizione, che abbiano scelto di segnalare il lato più notiziabile, nonché oggettivamente diffuso, dei blog è una scelta che non mi sento onestamente di condannare. Però c’è un però. Perché ci sono modi e modi. E i dettagli contano, e il linguaggio giornalistico televisivo è un linguaggio come altri, che si puo ‘parlare’ bene o meno bene. Ma andiamo passo passo. Introduce il servizio Lilli Gruber. Il sorriso è quello rilassato e compiaciuto dedicato alle notizie leggere. Lilli Gruber: - Parliamo adesso di diari. Un tempo non c’era niente di più riservato di quel piccolo quaderno sul quale venivano annotate esperienze di vita, delusioni, speranze. Oggi è internet a raccogliere le confidenze degli adolescenti.Fin qui niente da ridire. Unico appunto, volendo essere pedanti: perchè un diario dev'essere per forza “piccolo”? Quindi si vede una schermata di un computer e una voce fuori campo legge alcune parole. Una sottolineatura segue passo passo le parole e nemmeno tutte. Caro diario, rieccomi dopo tanto tempo, era una vita che non riuscivo a tenere un diario… caro diario, pochi mesi fa ho conosciuto una persona che mi ha fatto conoscere il senso della vita.Ho fatto una piccola ricerca e ho trovato il blog che è stato mandato in onda nel servizio e da cui sono prese parte delle parole. E’ questo. Si parla di diari, quindi carodiario.com. Niente di più facile. Gli utenti iscritti sono 305, per dire. Sullo schermo passano immagini di repertorio (si vede che è estate) di giovani coppie che si sbaciucchiano sul prato e sulle panchine; di sottofondo una musica strappacòre. Dopo aver spiegato che blog è un neologismo di web + log e che significa diario di bordo (credo che mai termine marinaresco sia stato così usato, ma è diabolicamente efficace a questi livelli: un navigatore naviga sul web e tiene un diario di bordo - tutto torna, senza fare una dannata piega), si sente l’esigenza di far vedere questi benedetti adolescenti che tengono un diario online. Prima blogger: Io sul blog scrivo quello che mi succede durante la giornata, le mie emozioni, le mie sensazioni, se mi sento triste se mi sento allegra.Entrambe le blogger, se blogger sono, sono anonime. Strano, perché spesso non si lesinano le fascette. E invece: numero tra numeri, link tra link, entità archetipiche e impersonali, rappresentative di una moltitudine che è ‘come un sol’uomo’, voce scognomata del ‘popolo di internet’. Dovrebbero meritare una fascetta? No. E poi. Utenti? Questo è dissonante con il resto, e, fossi stato in loro, l’avrei tolto. Si parla di diari, di confidenze, di intimità regalate allo sguardo curioso dei navigatori, e poi si usa il termine utenti? Amici bisognava dire, al massimo persone, ma non utenti. Io leggo molti blog, di tutti i tipi, e mai ho letto un blogger rivolgersi ai suoi lettori come degli utenti. Segue immancabile opinione della psicologa (lei sì fascettata) sull’argomento. Il finale, poi, lo trovo geniale. Ge-nia-le. Giornalista: - E i fan del caro vecchio diario? In minoranza, ma ben decisi a difendere con ogni mezzo il block notes più segreto.Con ogni mezzo, attenzione. La suspence è alle stelle. I fan (sic!) del caro vecchio diario sono dolcissimi bambini, che far passare per adolescenti è arduo. Ovvio che siano minoranza. Bambina: - Lo conservo solitamente sotto il materasso, nella federa del cuscinoE c’ha ragione, c’ha. Oltre che dalla mamma, anche dal Tg1 bisogna guardarsi. E' pronto per farsi un blog anche lui, con nick e password. lunedì, gennaio 19, 2004 Strip Blog Purtroppo Eriadan è italiano. Ed essere italiano vuol dire nascere in una nazione dove il fumetto è tuttora considerato arte di serie B, roba per bambini, passatempo per sfaccendati. A poco serve la pur meritoria collana di Repubblica (questa settimana Pazienza, ne parla Leonardo): stiamo parlando di vera e propria spocchia, ed è erba che ci vuol tempo ad estirpare.Inoltre Eriadan non ha un disegno accademico buono per i bonellidi. Eriadan disegna strip. Vale a dire la forma primigenia della nobile arte della bande dessinee. Fumetto seriale, spesso senza una reale continuity, concepito (anche graficamente) per essere pubblicato all'interno di un quotidiano, che è costretto a raccontare una storia compiuta nei limiti spazio-temporali di poche vignette. Possibilmente facendo ridere. Il corrispettivo fumettistico della magia di un prestigiatore, che ha prodotto e continua a produrre veri e propri capolavori (molti li trovate qui). In Italia, non solo non c'è mai stata una vera tradizione di strip comiche sui quotidiani (a parte le Sturmtruppen del grande Bonvi - che se non sbaglio esordì sul Paese Sera), ma sono quasi ormai del tutto scomparsi luoghi editoriali sensati dove pubblicare fumetti. Cuore è morto, Totem non pervenuto (prima o poi ne parlerò meglio), Frigidaire lasciamo perdere, Comix ha vissuto una stagione, Blue ti devi riciclare nel pruriginoso. Rimangono Topolino, i Bonelli (che è concettualmente simile a Topolino, ma per adulti - ma non sputo nel piatto dove leggo), e qualche vignettina di satira tollerata nei quotidiani, ma solo per dare aria alle pagine. Situazione deprimente. Non è un caso, secondo me, che la migliore strip degli ultimi anni sia nata e cresciuta nel web. E parlo ovviamente di Net to be, opera di quell'immenso genio che risponde al nome di Roberto Grassilli, matita pensante del (fu?) Clarence. Ma se Grassilli è un professionista, Eriadan credo che (ancora) non lo sia. Eppure ha un grande talento. Andate a dare una occhiata, e sbirciate anche negli archivi. Una folgorante immaginazione, belle intuizioni grafiche, buona sceneggiatura (si vede che ha studiato il linguaggio fumettistico), la rara capacità di far sorridere con un solo tratto di matita fumè. Può migliorare ma la stoffa c'è, non ho dubbi. Eriadan ha un blog, e lì pubblica le sue strip. Solo lì, da quello che io ne sappia. Un po' (credo) perchè è più semplice, un po' perchè ci sono pochissimi luoghi adatti; ovvero: un po' perchè non ha cercato, un po' perchè non c'è niente da cercare. Pensavo, a margine di tutto questo: è un po' come la storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. E che coinvolge molte delle riflessioni che sono state fatte, e che andrebbero fatte, sull'impatto che i blog hanno sulle professioni della "comunicazione" (tra virgolette). Soprattutto per i newcomers. Cioè se la possibilità di pubblicare facilmente su un blog e raggiungere un certo numero di persone con il minimo sforzo sia un bene o un male. Per Eriadan, in questo caso; ma è un discorso che può essere generalizzato. Hai la possibilità di farti conoscere e di avere una qualche visibilità, insomma, e prima non la avevi; ma nessuno ti paga e non lo puoi fare per vivere. Non vorrei che da questo circolo vizioso della gratuità non se ne uscisse. A meno che non si venga notati tramite il blog; e allora il circolo diventerebbe virtuoso. Vedremo. lunedì, gennaio 12, 2004 Photo Magazine I photoblog sono, semplicemente, blog i cui post sono soprattutto foto scattate dal blogger. Una convergenza di semplicità e condivisione, un matrimonio innovativo tra un luogo-piattaforma in cui è semplice pubblicare (ossia condividere con un pubblico, piccolo o grande che sia) e un formato digitale che taglia di netto alcuni classici ostacoli analogici alla diffusione della fotografia come uso e consuetudine sociale, e narrativa. Una sorta di vertigine condivisa, poter vedere qualcosa che un'altra persona ha appena visto e congelato in un clic, magari solo da pochi minuti. Una fotografia che si fa narrazione, pre-testo narrativo, pura quotidiana comunicazione (anche al di là delle esistenti barriere linguistiche). Quando vedere è un po' come leggere. Una fotografia al di là del bene e del male. Ovvero: al di là dell'arte, e del giornalismo. E vicina ad entrambi. Lo scrivevo, più o meno, sei mesi fa. E la mia impressione era, allora, che mancasse qualcosa. E precisamente uno strumento, e un luogo, dove poter aggregare le esperienze di fotografia a mezzo blog, ancora in parte scollegate tra di loro, e attraverso il quale dare al movimento photoblog un valore aggiunto di visibilità e identità comune. Uno strumento e un luogo di segnalazione delle foto postate dai blogger, che rimangono però fruibili nel loro habitat naturale, cioè nel blog in cui sono state pubblicate. Quindi con una ben diversa accezione di un sito/luogo editoriale "classico", come il bellissimo Photoblogger, per esempio, ora in fase di restyling. La speranza accessoria (di ogni progetto di aggregazione; credo anche di questo) è che gli scambi e le relazioni tra i blog contribuiscano ad assumere la forma di un campo comunicativo di senso compiuto: e dentro un campo, si sa, è più facile giocare. Lo strumento e il luogo ora ci sono. E' il brand new Photolog Magazine, l'ennesimo gioiellino di Giuseppe Granieri. Applausi. sabato, gennaio 10, 2004 Europe and Italy Nell'attesa di fare quello che dobbiamo fare (concetto pericolosamente simile al famigerato «per andare dove dobbiamo andare, dove dobbiamo andare?» - ma non vedo vigili in giro, per fortuna), un filmato in flash di Bruno Bozzetto dal titolo Europe and Italy che mi ha strappato più di un sorriso. Non che sia un musone, ma non capita spesso. Qui è il link della pagina, bisogna attendere un po', qui altri lavori in flash dello stesso Bozzetto, meritoriamente sperimentatosi sul nuovo formato. Mi è anche venuta in mente, vedendo il filmato, una bellissima frase di George Mikes: An Englishman, even if he is alone, forms an orderly queue of one. Ho completato mentalmente: An Italian, even if he is alone, forms a messy queue of many. mercoledì, gennaio 07, 2004 La sindrome della domenica mattina e il juke-blog Finite le feste. L’epifania, la befana o chi per lei se le porta via, e senza sovrapprezzo, un po' come negli adesivi dello sgombero cantine incollati sui cassonetti dell'immondizia (un oggetto che diventa medium e fa target; sempre sospettato ci sia qualche esperto di marketing tra gli sgombratori di cantine). Si può dire? Non se ne poteva più. Molti blog (compresi i qui scriventi) hanno fatto vacanza, postato nulla o saltuariamente, e come senza nerbo. Con eccezioni, ovvio (non i qui scriventi). La spiegazione ufficiale è molti blogger si collegano da lavoro, ergo niente lavoro niente blog. Aggiornare un blog, insomma, sarebbe parte a tutti gli effetti (una continuazione, una interpunzione, un’attività spuria e/o residuale) dell'attività lavorativa o pseudo-lavorativa. Dal quale ne consegue direttamente che se si è in vacanza dal lavoro, lo si è anche dal blog. Se si è in vacanza dal lavoro, per definizione non si lavora; cioè si ha di meglio da fare che fare le cose inerenti alle attività lavorative, e aggiornare un blog non pare rientrare del tutto tra il meglio da fare, anche quando, nei casi più fortunati, il proprio lavoro (o pseudo-, o studio) coincide in parte con le proprie passioni e i propri interessi. Curiosa, a pensarci, questa correlazione positiva tra un'attività pagata e una, per definizione (ancora) del tutto gratuita, che si configura più come espressione parzialmente disinteressata della propria identità, con le ambiguità inevitabili del concetto di dono. La mia impressione è che i motivi siano leggermente diversi dall'impossibilità di collegarsi, o dal meglio da fare. È una questione, per così dire, di dissonanza cognitiva. La sindrome della domenica mattina, si potrebbe chiamarla. Quella per la quale il piacere di dormire un po’ di più la mattina evapora proprio quando sarebbe possibile farlo. Bloggare senza scroccare connessione e minuti pagati in ufficio o al lavoro, e, più in generale, senza avere la sensazione di rubare tempo alle cose lecite, di rosicchiarlo a quelle dovute e dedicarlo ad altro, forse non ha lo stesso gusto. In vacanza, con niente da rubare, il tempo rimane perso, rinchiuso in una spirale del silenzio, dove non c’è contrasto, e non c’è goduria. Finite le feste, cambiamo tema. Noi abbiamo una idea, ma magari ne avete di meglio voi. Come una sorta di juke-blog, finchè decidiamo, nella nostra onniincoscienza lasciamo la paperella qui sopra che mette allegria e accettiamo suggerimenti. «Fare un bel blog» va bene uguale? Dice che occorrerebbe utilizzare abbondanti manciate di buon senso e buone prospettive di realizzabilità per i proponimenti d'inizio anno. Palle. Il punto è che un proposito d’inizio anno non dev’essere mantenibile. Un proposito d’inizio anno è un desiderio espresso davanti all’arcobaleno o a una stella cadente, è un vestito di tre taglie in meno di quella che porti comprato “perché tanto fra tre mesi ci entrerò sicuramente”, è il principe azzurro miliardario, colto, prestante, e con un cavallo che più bianco non si può neppure col candeggio. Iniziare a formulare proponimenti sensati, con il bilancino in una mano e il taccuino e la matita nell’altra, proponimenti realizzabili che non ti facciano ritrovare, il prossimo Capodannno, a scoprire di non averne mantenuto neppure uno, beh, sarebbe l’inizio della fine. Il divertimento sta nel disattenderli, i propositi. Sta nel sentirsi in colpa. In quella lieve cialtroneria autorizzata che ci rende inaffidabili quando non dobbiamo rispondere che a noi stessi. Fare a se stessi una promessa che non si manterrà è come fare programmi serrati per la domenica pomeriggio: vedrò Tizia e Caio, andrò a pranzo da mia madre e poi al cinema e poi una passeggiata e poi… e ritrovarsi alle sei di pomeriggio ancora in pigiama senza essere neppure scesi a prendere il giornale. Non mantenere un impegno preso con se stessi è la più sublime delle delizie, e l’unica vera vacanza annessa alle festività. Formulare proponimenti attendibili significherebbe diventare adulti – e questo, nella ricorrenza che ci rende più vecchi di un anno, sarebbe francamente troppo.Da Il Foglio, 06/01/04, prima pagina, grassetto e proponimento irrealizzabile nel titolo mio. Almeno uno fallo anche tu. Un proponimento irrealizzabile per tutti, questo sì che occorrerebbe davvero. giovedì, gennaio 01, 2004 Càmbiàti d'anno (con i due accenti, a piacere) visto da Maus ![]() Osservare l'ennesimo circoletto sul tronco, iniziare un sommario bilancio e lasciarlo incompleto dove occorre, una oliatina generosa e richiudere per bene, per tenere al riparo da sguardi indiscreti, e dall'anno che verrà. Grazie a Maus per la splendida vignetta e un buon 2004 a tutti voi. :-) WWW.WEBGOL.IT vai >> |
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Sociologia, comunicazione, giornalismo. Leggere a fuoco lento. Un weblog collettivo e trasformista, un esperimento giornalistico. Ogni mese cambia il tema che fa da bussola, la foto che fa da header (più spesso), i post (forse). Webgol è un tentativo di piegare lo strumento blog ad un approfondimento tematico. Senza spezzarlo. O quantomeno non del tutto. Vuoi sapere tutto (o quasi) sui blog? ![]() di cosa scriviamo ora
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