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mercoledì, novembre 26, 2003

 
Memoria storica
(sono una professoressa e quindi perdonatemi se faccio discorsi da professoressa)

E' cosi' difficile per un adolescente, oggi, comprendere perche' viene obbligato a studiare la storia: la storia dei fatti, ma anche la storia della lingua, la storia della letteratura, la storia della filosofia, la storia dell'arte... Non vale spiegare con pazienza che la nostra vita individuale e' impastata di storia, che quello che siamo, i nostri desideri, le nostre pulsioni, i nostri sentimenti, tutto cio' che in noi appare piu' naturale e istintivo ha una sua storia, ha una sua genesi sociale e collettiva, non nasce dal nulla, non e' natura o biologia ma e' sempre e soprattutto cultura. E quindi solo a partire dalla storia noi possiamo pienamente comprendere noi stessi. Eppure sin dalle scuole elementari questi ragazzi vengono sottoposti a dosi massicce di conoscenze storiche: il lavoro dello storico, gli strumenti dello storico, il metodo dello storico, le fonti dello storico... Gli scaffali delle librerie sono colmi di saggi piu' o meno specialistici, esistono canali satellitari esclusivamente dedicati alla storia, la storia, nonostante tutto, dilaga dagli schermi televisivi, per quanto frammentata, edulcorata, semplificata, banalizzata... Eppure ogni volta qualche quindicenne un po' piu' sfacciato di altri ( ma sotto sotto lo pensano quasi tutti) ti chiede: "Ma perche' devo studiare queste cose? ma che mi importa di quello che accaduto decenni, secoli, millenni fa? Io, casomai, vorrei comprendere il presente, vorrei che si parlasse dell'attualita', delle cose mi accadono, di quello che mi piace, della mia musica, dei miei film, dei miei giochi..." Ed e' una domanda talmente ingenua che risulta difficile, se non impossibile, rispondere in modo convincente. Poi, paradossalmente, ti rendi conto che la versione postmoderna dei film in costume anni '50 (genere "peplum" per intenderci) riesce ad ottenere un successo planetario (vedi "Il Gladiatore"), che improvvisamente i palinsesti televisivi si popolano di rievocazioni plastificate dell'impero romano, che furbi professori cavalcano la tigre e ottengono fama e quattrini con romanzi storici che fanno l'occhiolino a tutti i trucchi piu' ovvi della letteratura di consumo.

Quando ero piccola ricordo che amavo soprattutto la storia fatta di racconti e aneddoti: Coriolano e sua madre, Muzio Scevola che brucia la mano che ha mancato Porsenna, Attilio Regolo e la la sua botte piena di chiodi... Mi avevano comprato un' intera collana, "Le Immortali", dedicata a cento donne che avevano "fatto la storia" e di quelle vicende al limite del pettegolezzo (pseudo)storico mi saziavo beata: Lucrezia e il suo eroico suicidio, Agrippina e Nerone, e poi in tempi piu' recenti, Teodora, Teodolinda, Matilde, le innumerevoli amanti dei vari re di Francia (la piu' simpatica di tutte era per me Louise de la Vallière), Caterina de' Medici, Anna Bolena, Elisabetta la Grande, Santa Caterina, Santa Teresa d'Avila, Caterina di Russia, Maria Antonietta, Giuseppina Beauharnais, Anita Garibaldi, fino a Madre Cabrini, Mata Hari e Marie Curie. E poi tante storielline del genere le trovavo sul sussidiario o me le raccontava la maestra. Certo, ora mi rendo conto delle inesattezze e delle forzature: ma allora il fascino del racconto fu la prima chiave perche' pian piano, in me, maturassero il gusto, la passione, l'amore per la storia. Del resto Jacques LeGoff, nel libro-intervista Alla ricerca del Medioevo, racconta che il Medioevo gli entro' nel sangue, quando, ancora bambino, si accosto' ai romanzi di Walter Scott, in particolare a Ivanhoe, che, com'e' noto, non e' esattamente un capolavoro di correttezza storica.

Che cosa voglio dire? Che c'e' un tempo giusto per tutto. Oggi pretendiamo che i bambini apprendano sin dalle elementari il cosiddetto "metodo storico", li assilliamo con la ricerca e il controllo delle fonti, valutiamo per ogni "modulo" prerequisiti e risultati in itinere e finali in termini di conoscenze competenze capacita' (che bella filastrocca!), li costringiamo ad organizzare e gestire pesantissimi schedari stracolmi di fotocopie e appunti. Abbiamo cacciato il cosiddetto nozionismo (la famigerata datina) in nome del rispetto dei fondamenti della moderna storiografia: ma con quale risultato? Arrivano alle superiori, quando davvero l'intera questione dovrebbe assumere i connotati piu' giusti e, diciamo cosi', piu' scientifici e non ne possono piu'. Perche' nessuno si e' preso la briga di raccontare loro del cuore di Fidippide schiantato dopo la corsa per annunciare la vittoria di Maratona, o degli eroici Spartiati delle Termopili, o delle oche del Campidoglio. Nessuno si ricorda che la storia nasce, in primo luogo, come narrazione (che cos'era Erodoto, il padre della storia, se non un formidabile narratore?), come esercizio della fantasia, come vicende di uomini raccontate ad altri uomini. Che la storia deve essere una passione: passione che poi avra' tutto il tempo di trasformarsi in scienza, riflessione, ricerca, metodo.

E siccome i nostri tempi vanno a rovescio, com'e' noto, nel vuoto che ne risulta si impianta trionfalmente Hollywood con i suoi incredibili polpettoni in costume: che sono pure divertenti e forse innocui, a patto di non scambiarli per la verita'. Quel che non viene piu' dato ai ragazzini, o viene loro fornito, grottescamente deformato, dai cartoni animati di Disney Channel, viene distribuito massicciamente a un pubblico infantilizzato che prende per buono tutto purche' non sia noioso, non costi fatica e aiuti a distrarsi dal nostro oppressivo "eterno presente", privo di radici e profondita'.










postato da floria1405 | 18:49 | feed rss! | + - | commenti (2)

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